APPALTI, RESTA IL TETTO AL SUBAPPALTO

Il decreto correttivo al Codice Appalti mantiene il limite al 30%. Battipaglia (CNA Impianti): «Decisione sensata. Ora le imprese non qualificate si associno»

 

Appalti, niente marcia indietro: si potrà subappaltare solo il 30% dell’intero importo di contratto.

Resta inalterato il tetto voluto dal Governo per regolarizzare i rapporti di lavoro tra imprese, con l’obiettivo di ridurre i rischi di infiltrazioni criminali che spesso si annidano nei passaggi intermedi.

E c’è quindi soddisfazione tra gli imprenditori del settore impiantistico, scongiurata l’ipotesi di vedere scomparire i limiti di fronte alle pressioni dell’Unione Europea. Una soddisfazione condivisa da CNA e dalle altre associazioni della filiera, schieratesi per il mantenimento dei limiti.

«Una decisione intelligente e sensata – ha affermato Carmine Battipaglia, Presidente CNA Installazione Impianti – che riconosce le specificità delle imprese specialistiche e valorizza il ruolo che le imprese del settore hanno assunto nel mercato dei lavori pubblici».

 

Impianti, un mercato in salute

Dal 2° Rapporto Congiunturale sul mercato della installazione di impianti in Italia curato dal Cresme per CNA Installazione Impianti si rileva che nel 2015 il mercato dei lavori pubblici che prevedono opere di installazione, manutenzione e gestione di impianti civili e industriali è salito del 4,5% rispetto al 2014 ed ha ormai raggiunto il 67% del totale degli appalti. Si stima un valore vicino ai 21 miliardi, sui 31 complessivi delle gare per opere pubbliche, che corrisponde a 5.810 gare, il 31% del mercato complessivo dei lavori pubblici.

 

Negli ultimi 14 anni il mercato pubblico degli impianti civili ed industriali ha contato più di 128.000 gare per un importo complessivo di circa 223 miliardi di euro. Di questi il 51% riguarda bandi relativi all’installazione, manutenzione o ristrutturazione di impianti interni agli edifici. Siamo parlando di circa 105 miliardi (il 29% dell’intero mercato delle opere pubbliche) di appalti nelle categorie SOA (prevalente e scorporabile) OG11, OS3, OS28 e OS30 ovvero di impianti idrosanitari, del gas, termici, di condizionamento, elettrici, antincendio, telefonici, televisivi, di trasmissione dati e di sollevamento.

 

«La scelta di non toccare l’articolo sul subappalto, nonostante le forti pressioni esercitate per modificarlo – prosegue Battipaglia –  ci tranquillizza e ci fa ben sperare in merito all’evoluzione futura del mercato delle opere pubbliche. Se lo spirito del Codice Appalti è quello di far eseguire le lavorazioni specialistiche alle imprese in possesso di specifica qualificazione è del tutto evidente che è necessario introdurre l’obbligo per l’impresa aggiudicataria dell’appalto, ma priva di qualificazione, di costituire una associazione temporanea d’impresa con una impresa qualificata. È una norma già in vigore, ma che è limitata alle categorie superspecialistiche e che va pertanto estesa anche alle imprese specializzate».